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L’Obesità

Prima parte - L’eccessivo accumulo di grasso corporeo trae origine da molteplici fattori: genetici, fisiologici, metabolici, comportamentali, sociali

di Mirella Giuberti


L’obesità è una delle malattie più diffuse nel mondo occidentale, tanto che il World- Watch Institute quantifica in 1 miliardo e 200 milioni gli individui con problemi di peso. Secondo l’O.M.S., l’obesità rappresenta uno dei primi 10 problemi di salute globale: nei paesi industrializzati il suo tasso aumenta del 25% ogni 5 anni; secondo l’Istituto Auxologico Italiano addirittura del 25% ogni 3 anni. Le più recenti stime valutano obesa o in sovrappeso oltre la metà della popolazione maschile dei paesi dell’Unione Europea; in Italia gli adulti obesi rappresentano il 9% della popolazione, quelli in sovrappeso il 35%; i ragazzi obesi al di sotto dei 18 anni sono il 20%, mentre i bambini della fascia 8 anni (indagati in città campione di Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Campania, Puglia e Calabria) sono obesi nel 13,6% dei casi e in sovrappeso nel 23,9% dei casi. Se non vi è dubbio che la riduzione ponderale può costituire un valido strumento di salute per una larga fascia della popolazione italiana, e che una corretta alimentazione rappresenta un approccio terapeutico essenziale, è altrettanto vero che la grande richiesta di “dimagrimento facile” ha portato molti a inquinare il concetto positivo di correlazione tra alimentazione e salute.
Adottare la sola restrizione alimentare per correggere il sovrappeso e l’obesità è una procedura complessa, che richiede molta determinazione da parte di chi la segue e una specifica preparazione da parte di chi la prescrive; ancora più impegnativo risulta il mantenimento nel tempo del risultato conseguito.
Risulta poco efficace anche agire solo aumentando l’esercizio fisico, senza ridurre l’energia assunta. Per tali ragioni oggi si ritiene vincente un approccio integrato: l’esercizio fisico (commisurato alle caratteristiche individuali, gradito, effettuato per un tempo ragionevole, ma non sporadicamente) aiuta il calo ponderale sia in corso di regime ipocalorico che in corso di mantenimento.

La determinazione di sovrappeso e obesità
Nel corso degli anni sono state messe a punto numerose formule tese a individuare il peso corporeo ritenuto ottimale; in alcune di esse, come le formule di Lorenz e Lanzola, il peso viene determinato in relazione al somatotipo, seppur individuato mediante strategie diverse.
Accanto alle formule predittive del peso corporeo, sono stati individuati anche indici correlabili alla massa corporea grassa; allo stato attuale, quello più diffuso è il cosiddetto Indice di Massa Corporea (IMC), frequentemente indicato anche con l’acronimo inglese BMI (Body Mass Index). Esso rappresenta il rapporto tra il peso corporeo (espresso in kg) e la statura (espressa in metri ed elevata alla seconda).

La sua determinazione (effettuabile anche mediante nomogramma) consente di classificare il peso in diverse categorie di mappartenenza.
L’Indice di Massa Corporea è uno strumento molto utile per effettuare valutazioni ponderali su gruppi di soggetti, ma non è in grado di distinguere tra peso in eccesso per accumulo di grasso o per accumulo di massa muscolare o altre componenti corporee.
Negli studi su gruppi di popolazione sono molto utilizzati la circonferenza della vita e il rapporto tra circonferenza vita e circonferenza fianchi, ritenuti predittivi di complicanze legate alla condizione di obesità, poiché esprimono la distribuzione del tessuto adiposo in sede viscerale. La rilevazione di questi indici è apparentemente semplice, ma risente della collocazione del sito di rilevazione.
Per un accertamento individuale è comunque bene avvalersi anche di altre tecniche di indagine: l’antropometria nutrizionale, ad esempio, stima l’entità del tessuto adiposo mediante la misurazione di alcune pliche cutanee (poiché il 50% circa del grasso corporeo si trova nel tessuto sottocutaneo), valuta l’entità della muscolatura scheletrica dell’organismo con la circonferenza del braccio (rilasciato e in contrazione) e la dimensione scheletrica mediante la circonferenza del polso.

Il tessuto adiposo
Il tessuto adiposo è composto da cellule, gli adipociti, che variano nel corso della vita sia per numero che per dimensioni.
I neonati presentano dal 10 al 15% di massa grassa, che incrementa durante il primo anno di vita, fino a un massimo del 25%. In seguito la quantità diminuisce lentamente fino al 15% del peso corporeo all’età di 10 anni; successivamente, la differenza tra i sessi diventa più marcata, poiché durante la pubertà le femmine vedono incrementare il loro grasso corporeo fino al 25%. Dalla vita adulta in poi la percentuale aumenta lentamente con l’età in entrambi i sessi, mentre diminuiscono sia la percentuale di acqua che di massa muscolare.
L’eccesso di grasso nella figura corporea può dare origine a differenti distribuzioni: un’obesità più tipicamente maschile (definita androide), che vede il prevalere della circonferenza ombelicale sulla circonferenza presa a livello delle anche, e un’obesità femminile (definita ginoide), caratterizzata dal prevalere della circonferenza misurata a livello delle anche su quella ombelicale. A esse corrispondono anche diverse tipologie di tessuto: nel sesso femminile prevale il grasso sottocutaneo, nel sesso maschile quello addominale (viscerale), che presenta una forte correlazione con la comparsa di malattie cardiovascolari. La minore predisposizione femminile nei confronti di tali patologie diminuisce però dopo la menopausa, quando la deposizione di grasso tende ad assumere la distribuzione androide. L’eccesso di grasso viscerale addominale sembra determinare l’incremento degli acidi grassi liberi nel circolo portale, insulinoresistenza, iperinsulinemia, ipertensione; l’obesità si associa infatti di frequente a diabete, dislipidemie e malattia coronaria. Tra le manifestazioni cliniche associate all’obesità compaiono anche la sindrome da apnea notturna, la sindrome ipoventilatoria, problemi osteo-articolari dovuti al carico eccessivo sulle articolazioni lombari e degli arti inferiori, disturbi cutanei, ecc. Inoltre l’obesità è associata ad alcune forme tumorali: nel sesso femminile la probabilità di comparsa di neoplasie riguardanti vescica, seno, cervice uterina, endometrio e ovaie aumenta del 55%, mentre nel sesso maschile vi è un incremento della probabilità di avere tumore del colon e della prostata pari al 49%. Per il cancro del colon si evocano l’iperinsulinemia e l’eccessiva introduzione di grassi alimentari; per il tumore mammario, e forse anche per quello endometriale, si ritengono implicati gli elevati livelli di estrogeni liberi, formatisi per conversione periferica degli ormoni sessuali da parte di aromatasi del tessuto adiposo.

20 agosto 2010