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L'obesità

Seconda parte - L’obesità è una patologia cronica di origine multifattoriale alla cui base c’è una forte impronta genetica

di Mirella Giuberti


Le cause dell’obesità
L’obesità è una patologia cronica di origine multifattoriale alla cui base c’è una forte impronta genetica: oggi si conoscono almeno 50 geni diversi deputati al controllo del comportamento alimentare; probabilmente la combinazione di diversi difetti genetici predispone all’obesità. Il fattore ereditario è strettamente connesso all’evoluzione della nostra specie:
nell’arco di millenni la specie umana ha selezionato un corredo genetico capace di resistere alle carestie e alle carenze, ma assolutamente inadatto a un habitat sovrabbondante di cibi e bevande ad alto contenuto calorico come quello attuale.
L’ambiente è quindi responsabile, almeno al 50%, dell’obesità. In tempi brevissimi, 20–30 anni al massimo, il nostro habitat è cambiato in modo radicale, mentre il nostro istinto biologico continua a farci prediligere diete sempre più ricche di grassi e zuccheri, anche se le nostre condizioni di vita non le rendono più necessarie. Infatti, le abitudini di vita hanno comportato un sempre minore dispendio di energie: vi è oggi una maggiore propensione alla vita sedentaria, connessa alle facilitazioni tecnologiche, si svolge poco esercizio fisico, si consumano troppi cibi, mal distribuiti nel corso della giornata, si effettuano scorrette scelte alimentari (più dolci, snack e bevande zuccherate, poca frutta e verdura, pochi cereali integrali e legumi, ecc.).
Il ruolo dell’iperalimentazione sull’incremento del grasso corporeo è ben noto; meno noto è il fatto che un’eccessiva assunzione di cibo nelle prime fasi della vita (intrauterina, infantile e adolescenziale) può determinare un aumento sia del volume che del numero delle cellule adipose. Acquisire un maggior numero di adipociti rende più difficile nel tempo mantenere o conseguire un adeguato peso corporeo. Quanto poi al tipo di cibo assunto, sembra che gli alimenti ad alta densità calorica e più ricchi in grassi siano i maggiori responsabili dell’obesità.
La comparsa di obesità si correla anche con l’entità del dispendio energetico (Tab.2): i soggetti che presentano un metabolismo basale ridotto e conducono uno stile di vita sedentario tendono più facilmente ad accumulare grasso nel corpo. Infatti il metabolismo basale, la componente principale del dispendio energetico totale nei sedentari, è fortemente influenzato da fattori genetici, ma anche dall’entità della massa muscolare. E i sedentari, che presentano un minore dispendio basale (per ridotta massa muscolare) e un minore dispendio indotto dall’esercizio fisico, possono più facilmente incorrere in un incremento ponderale. Non va dimenticato poi che l’eccesso ponderale ostacola uno stile di vita attivo, riducendo ulteriormente la spesa energetica e instaurando così un preoccupante circolo vizioso.
L’ereditarietà gioca un ruolo molto importante sulla comparsa dell’obesità.
Avere due genitori obesi determina una probabilità dell’80% di sviluppare obesità; con un genitore obeso la probabilità scende al 40%; se non si hanno genitori obesi la probabilità è inferiore all’8%. Gli studi sulle famiglie suggeriscono una possibile esistenza di ereditarietà, ma non consentono di differenziare i fattori genetici da quelli connessi all’educazione e all’ambiente familiare; gli studi effettuati sui gemelli (mono ed eterozigoti) e sui figli adottivi fanno comunque ritenere che l’obesità sia una condizione altamente ereditabile.
La caratterizzazione di alcuni geni (principalmente quelli correlati alla leptina, al recettore della leptina e all’Agouti-related protein) ha permesso di comprendere le principali vie di regolazione del bilancio energetico. La leptina è un ormone proteico prodotto da diversi tessuti (placenta, mucosa del fondo gastrico, tessuto muscolare scheletrico) e soprattutto da quello adiposo; essa svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dell’appetito. La sua produzione dipende principalmente dalla quantità di adipociti, ma è correlata anche a vari fattori endocrinologici e ambientali; nel sesso femminile, a parità di quantità di tessuto adiposo, vi è una maggiore produzione rispetto al sesso maschile. L’azione della leptina a livello ipotalamico (nel cosiddetto “centro dell’appetito”) per ridurre la sensazione di fame si esplica su due diversi tipi di popolazioni di neuroni.
La leptina diminuisce l’attività della popolazione che produce il neuropeptide Y (NPY) e il peptide correlato alla proteina Agouti (AgRP); tali neuroni aumentano a loro volta l’attività di un altro tipo di neurone ipotalamico, che produce l’ormone concentrante della melanina (MCH) e le oressine, potenti promotori dell’appetito.
La leptina aumenta l’attività della popolazione che produce la proopiomelanocortina (POMC) e il CART (cocaine-amphetamine regulated transcript, trascritto regolato dalla cocaina e dall’amfetamina); tale popolazione inibisce fortemente l’appetito, per diminuzione dell’attività dei neuroni produttori di sostanze che promuovono l’appetito (oressigene).
Leptina e grelina (ormone gastrico) sono state oggetto di recenti studi relativi alla durata del sonno: si è avanzata l’ipotesi che dormire poco aumenta la produzione di grelina, mentre riposare adeguatamente aumenta la produzione di leptina, si ha meno fame e si controlla meglio il peso corporeo.
Gli obesi, invero, presentano spesso alterazioni del ritmo sonno-veglia, poiché soffrono di apnee notturne che provocano una cattiva qualità del sonno; inoltre, la perdita di sonno può generare una condizione di stress e liberare cortisolo, anch’esso in grado di influenzare il comportamento alimentare. È necessario considerare tuttavia che un’incongrua assunzione di cibo non è solo legata alla soddisfazione di bisogni metabolici e biologici, ma anche a fattori ambientali o condizionamenti psicologici. L’accesso al cibo, la quantità di alimenti consumati e la loro composizione risentono dell’ambiente in cui ci si trova, del contesto sociale in cui si vive, dell’atteggiamento psicologico con il quale si affronta il pasto. E spesso i meccanismi deputati alla regolazione omeostatica dell’introito alimentare e delle riserve energetiche dell’organismo (come il feed-back della leptina) non riescono ad agire efficacemente.
Non si deve infine dimenticare che alcuni farmaci (principalmente ormoni steroidei e composti psicoattivi) e alcune patologie (ipotiroidismo, sindrome di Cushing, sindrome dell’ovaio policistico, ecc.) possono essere considerati fattori etiologici dell’obesità. E ancora che alcune forme di obesità (come la bulimia incontrollata e la sindrome da alimentazione notturna) rientrano tra i Disturbi del Comportamento Alimentare.

Fine seconda parte.

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27 agosto 2010